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la
“voce” illustra la mozione contro la privatizzazione dell’acqua.
Il
19 novembre 2009 il Parlamento Italiano ha convertito in legge il decreto
135/2009, il cosiddetto decreto Ronchi, che all’art. 15 prevede la
privatizzazione della gestione dell’acqua.
Secondo i fautori del provvedimento vi sono due motivazioni principali a
sostegno dello stesso: che è l’Europa che ce lo impone con una direttiva
comunitaria e che secondo loro i privati saranno in grado di gestire meglio le
reti idriche di quanto non sappia fare il pubblico.
Ora, si tratta di sgombrare il campo da alcuni equivoci: non esiste alcuna
direttiva europea che impone di privatizzare la gestione dell’acqua, bensì due
risoluzioni del Parlamento Europeo che dichiarano l’acqua un bene comune per
l’umanità e che, in quanto tale, non può essere assoggettata alle norme del
mercato.
Alla luce di questo, la conversione del decreto Ronchi convince ancora di più
che non è il bene dei cittadini il vero obbiettivo che si vuole perseguire, ma
si vuole invece solo mercanteggiare con un bene così prezioso e essenziale per
la vita di ognuno di noi, considerato anche che il mercato che si aprirà in
virtù della predetta legge ha un valore di diversi miliardi di euro.
Inoltre nei confronti dell’affermazione che il privato sicuramente sa gestire
meglio del pubblico si possono muovere diverse obiezioni.
Innanzitutto, come si può sostenere che tutte le reti gestite dal pubblico non
sono gestite bene?
In Italia vi sono sia zone dove si ha una gestione virtuosa delle risorse
idriche, sia zone dove questo purtroppo non avviene: è giusto però generalizzare
in una maniera che non fa bene a nessuno, oppure sarebbe meglio prendere a
modello gli esempi positivi e andare a vedere quali sono le cause della gestione
carente e cercare di farla funzionare?
Altra riflessione. E’ così sicuro che la gestione dell’acqua in mano ai privati
comporterà un abbassamento delle tariffe?
Noi non lo crediamo, perché dove subentrerà il privato non ci sarà alcuna
concorrenza in quanto sarà l’unico soggetto che gestirà (per quella zona) le
reti e quindi sarà libero di aumentare le tariffe senza nessun controllo, magari
giustificandolo con gli investimenti che ha fatto sulla rete idrica o con
l’aumento delle spese di gestione delle reti. Di fatto quindi si avrà la
sostituzione di un monopolio pubblico con un monopolio privato.
Inoltre il pubblico, in quanto fornitore di servizi per la collettività,
reinveste gli introiti nella gestione delle reti stesse, mentre invece il
privato, per sua stessa natura, il guadagno lo tiene per se stesso.
Se consideriamo poi che anche l’Authority ad oggi non ha poteri di controllo e
sanzionatori penetranti, ne consegue che è pura follia affidare un bene come
l’acqua in mano a privati che non la tratterebbero certo come bene vitale e
prezioso per la vita di ognuno di noi, bensì solo come merce da vendere. In un
mercato poi che non ha regole definite, controlli stringenti e sanzioni certe
sarebbe un salto nel buio che non ci possiamo sicuramente permettere.
Ricordiamo anche altre privatizzazioni del passato che, sebbene riguardanti beni
e servizi di minore importanza, non hanno portato quei benefici che i cittadini
speravano.
Un esempio è stato l’affidamento ai privati della gestione della rete
autostradale nazionale: vi era la condizione che parte degli introiti venissero
reinvestiti nell’ammodernamento della rete stessa, ma per anni invece non venne
attuato nessun programma di miglioramento.
Altri esempi sono la privatizzazione delle Ferrovie dello Stato e di Poste
Italiane.
Proprio queste società molto spesso tagliano i servizi offerti ai cittadini
laddove non vi è un guadagno: è infatti sotto gli occhi di tutti che da diverso
tempo le Ferrovie dello Stato hanno iniziato a sopprimere fermate delle varie
tratte ferroviarie nazionali e locali in quanto non redditizie. Nel nostro
ambito si paventa da anni la chiusura del tratto ferroviario Civitanova -
Albacina adducendo come motivazione lo scarso numero di passeggeri, di fatto
questo penalizzerebbe tutti le persone che giornalmente o saltuariamente
utilizzano il treno per recarsi a scuola, al lavoro o per altre esigenze.
Poste Italiane sta attuando a livello nazionale un programma di chiusura di
diversi sportelli e di riduzione degli orari di apertura per molti altri. Questa
che viene definita “razionalizzazione” ai fini del contenimento dei costi
(nonostante l’accertata realizzazione di utili milionari) ha già colpito
Camerino dove è stata eliminata l’apertura pomeridiana degli sportelli, cosa
prevista anche per gli uffici centrali di Palazzo Europa a Tolentino. Questo
penalizza sia i privati cittadini che le aziende, soprattutto in un momento di
crisi come quello attuale dove tutti avrebbero bisogno di maggior supporto e
maggiori servizi.
Considerato che questi sono soltanto alcuni esempi di privatizzazione di servizi
pubblici e visto il modo in cui condizionano negativamente il normale
svolgimento della nostra vita quotidiana, personale e professionale, proviamo ad
immaginare cosa succederebbe se un bene così importante ed essenziale come
l’acqua, neanche lontanamente paragonabile a quelli citati pocanzi, fosse in
mano a privati.
L’acqua non può e non deve essere considerata come una merce oggetto di
negoziazione che serva solamente ad arricchire le multinazionali, bensì un bene
indispensabile per il quale garantire l’accesso a prezzi sostenibili per tutti
in quanto necessario per lo sviluppo della vita in tutte le sue forme e per la
sopravvivenza del nostro pianeta.
Tolentino, 10
dicembre 2009
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