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...L'Osservatorio politico-sociale "Voce alla città" ha promosso un breve sondaggio tra alcuni giovani di Tolentino rispetto al cosiddetto "tempo libero", si tratta solo di una raccolta preliminare di dati, di una base per impostare ulteriori lavori di ricerca...

Alcune note sulle abitudini e sulle proposte dei giovani di Tolentino rispetto al "tempo libero"

  La necessità di sviluppare politiche che sostengano la crescita dei giovani è per la prima volta alla seria attenzione anche delle istituzioni che stanno avviando interventi legislativi specifici (ricordiamo ad esempio la Legge 46/95 della Regione Marche). Pensare a degli interventi comporta necessariamente conoscere le abitudini, gli atteggiamenti, i bisogni e le aspettative di preadolescenti, adolescenti e giovani. Sulla base di tali elementi è possibile organizzare interventi che siano almeno graditi dai giovani e non solo desideri degli adulti. E' evidente che la fase più importante è quella del coinvolgimento e della partecipazione attiva dei giovani. L'Osservatorio politico-sociale "Voce alla città" ha promosso un breve sondaggio tra alcuni giovani di Tolentino rispetto al cosiddetto "tempo libero", si tratta solo di una raccolta preliminare di dati, di una base per impostare ulteriori lavori di ricerca. 

Materiali e metodi

Attraverso un questionario costituito da 14 domande (più i dati generali) si è cercato di raccogliere indicazioni sulla partecipazione ad un gruppo di amici, sui luoghi di incontro, su quali e quante attività vengono frequentate, sulla ipotesi di attivare uno spazio di incontro per giovani e sulle eventuali proposte. I dati sono stati raccolti nel periodo ottobre-novembre 1996 in alcuni dei principali luoghi di "aggregazione" disponibili a Tolentino: bar, sala giochi e oratorio. Il questionario è stato proposto a 45 ragazzi: 27 nell'oratorio, 10 nel bar e 8 nella sala giochi.

 Analisi dei dati Sesso

In base al sesso il gruppo intervistato è costituito da 23 maschi e 22 femmine. Il gruppo che frequenta il bar è costituito esclusivamente da maschi a differenza del gruppo-sala giochi che è diviso a metà e del gruppo-oratorio dove esiste una prevalenza di femmine.

Età

L'arco di età è compreso tra i 13 e i 22 anni. In particolare si nota che la classe di età 13-15 caratterizza il gruppo-oratorio, la classe 15-19 il gruppo-sala giochi e la classe 17-22 il gruppo-bar. Risulta quindi che a 13 anni i ragazzi iniziano a frequentare l'oratorio, a 15 anni la sala giochi e a 17 il bar.

Titolo di studio - Lavoro  


La maggioranza degli intervistati (75,5%) va ancora a scuola. I ragazzi che lavorano svolgono l'attività di operaio. L'oratorio e la sala giochi sono frequentati solo da studenti a differenza del bar dove l'81% lavora.

 Famiglia  

Tutti i ragazzi vivono con i genitori e in circa il 20% dei casi c'è la presenza di almeno un nonno. Per quanto riguarda l'occupazione dei genitori la maggioranza lavora come operaio, seguono l'impiegato e la casalinga e nfine l'imprenditore, il pensionato, il commerciante (un solo disoccupato>.

 Amicizie  

Tutti gli intervistati dichiarano di frequentare un gruppo di amici. lì gruppo frequentato è costituito da più di 10 persone nel 82% dei casi. La frequenza prevalente con cui si incontrano nel gruppo di amici è "tutti i giorni" (75,5%). Per quanto riguarda il gruppo-bar la frequenza degli incontri tutti i giorni; per il gruppo-sala giochi l'87% tutti i giorni e il 13% 2-3 volte a settimana; la frequenza del gruppo-oratorio è più articolata: 60% tutti i giorni, 34% 2-3 volte alla settimana il 6% 4-5 volte alla settimana. In riferimento ai luoghi dove si incontrano emerge che il 46,6% si incontra in parrocchia, il 28,8% al bar, il 20% alla sala giochi, l'8,8% in piazzai strada, il 4,4% a casa e il 4,4% in altri luoghi (palestra e feste). Nella disaggregazione in base ai luoghi dove sono stati raccolti i dati si evidenzia che il gruppo-bar ha come luogo esclusivo di incontro il bar; il gruppo-sala giochi ha come luogo di incontro la sala giochi nel 75% dei casi e il 25% si trova al bar, il gruppo-oratorio si ritrova nel 46% nella parrocchia e il restante 54% è distribuito in altri luoghi: in strada, a casa, nella sala giochi e in quota minore al bar e nelle feste

Attività organizzate  

Per quanto riguarda la partecipazione ad attività organizzate che si svolgono fuori casa il 60% degli intervistati frequenta almeno una "attività organizzata" (sport, cultura, oratorio, corsi, ecc.) a differenza del 40% che non partecipa ad alcuna attività. Tale 40% dichiara di non frequentare le attività organizzate "per scarso interesse","per mancanza di tempo" e infine "per i costi eccessivi". Per quanto riguarda il 60% che invece frequenta le attività è distribuito nel seguente ordine: 51% attività sportiva praticante, 33,3 (oratorio), 15,5% (gruppo parrocchiale), 13,3% attività sportiva da tifoso, 4,4% religiosa e 4,4% scouts. E il caso di notare che gli intervistati presso la sala giochi e il bar frequentano esclusivamente le attività sportive, mentre gli intervistati all'oratorio svolgono anche altre attività anche se l'attività sportiva risulta prevalente (39%). In riferimento alla motivazione che spinge a frequentare tali attività organizzate quella prevalente è "mi piace, mi interessa" segue "ci vanno i miei amici".

Spazio di incontro per giovani  

Alla domanda "Vorresti che si creasse a Tolentino uno spazio di incontro per giovani?" il 71% ha risposto affermativamente e il 29% negativamente. Il 100% del gruppo-sala giochi è favorevole, il gruppo-bar si divide a metà, il gruppo-oratorio nell'88% dei casi è favorevole. Rispetto alle caratteristiche di questo tipo di spazio le indicazioni sono quelle, in ordine decrescente di importanza, di un centro formativo, centro ricreativo e sociale, discoteca, sport e cinema. Il gruppo-oratorio esprime prevalentemente l'esigenza di un centro formativo (49%), il gruppo-bar esprime con uguale preferenza centro sociale, cinema, discoteca; il gruppo-sala giochi manifesta una preferenza per centro sociale-ricreativo 38%, discoteca 37%. 

Suggerimenti e proposte

Per quanto riguarda i suggerimenti e le proposte sulle attività ritenute più interessanti per i giovani gli intervistati hanno risposto indicando quanto segue: luogo per parlare dei problemi dei giovani/centro sociale, sport, musica, campo-scuola, attività culturali e formative. Va segnalato che gran parte degli intervistati non ha espresso una indicazione pur trattandosi di una domanda aperta e quindi senza l'obbligo di scegliere tra variabili prestabilite.

Brevi considerazioni  

Come abbiamo già detto non si tratta di un campione statisticamente significativo: l'obiettivo era solo quello di incontrare un gruppo di giovani nei luoghi extrascolatici ed extralavorativi per cogliere alcune indicazioni. Non si può
certo delineare un identikit dei giovani di Tolentino, ma si può solo tracciare una sorta di profilo degli intervistati così come emerso dall'analisi dei dati.
Le ore "dopo" la scuola e "dopo" lavoro sono impegnate nel 60% dei casi mentre il 40% non frequenta attività soprattutto perché "non ci sono attività che mi interessano". L'attività sportiva (praticante e da tifoso raggiunge il 46,6%), l'oratorio, il gruppo parrocchiale costituiscono le attività più diffuse. L'esigenza di uno spazio di incontro è evidente: il 71% si manifesta favorevole. Ci sembra utile sottolineare che il gruppo-bar, età a partire dai 17 anni, si presenta come luogo esclusivamente maschile, svolge solo l'attività sportiva, minore è l'esigenza di un spazio di incontro, il gruppo-bar sembra ripiegato su stesso. Anche il gruppo sala-giochi, età a partire dai 15 anni, pratica come attività solo lo sport, è frequentato sia da maschi che da femmine, sono tutti favorevoli alla creazione di uno spazio di incontro. Il gruppo-oratorio, età a partire dai 13 anni, vede una prevalenza di femmine, le attività frequentate sono diversificate anche se lo sport rimane prevalente, la maggioranza è favorevole allo spazio di incontro. Sembra che con l'aumentare dell'età si passi dall'oratorio alla sala giochi e poi al bar. Tale andamento corrisponde anche ad una diminuzione della frequenza di attività per quanto riguarda il gruppo sala giochi, mentre resta invariata negli altri due gruppi. È il caso di evidenziare che sebbene l'attività sportiva sia un interesse preminente "palestra/piscina/campo sportivo", i luoghi delle attività sportive, non vengono mai indicati come un luoghi di incontro. Notiamo anche che le attività culturali, il volontariato e la politica non sono mai state segnalate dagli intervistati.

In conclusione ci limitiamo ad osservare che ci sembra emèrgere come positiva la frequenza di tutti gli intervistati di un gruppo di amici, meno positivo il fatto che il 40% dei casi non frequentano attività organizzate. Probabilmente l'offerta deve essere ancora più vasta in termini di servizi ai giovani, ma allo stesso tempo ci sembra di poter dire che l'esigenza espressa da alcuni di "un luogo per parlare", possa sottolineare una importante indicazione che va verso lo stare insieme, il bisogno di socializzare, dove probabilmente le attività diventano più un' occasione che un valore assoluto in sé.


Da  PAGINA PRIMA autunno 1996

Abbiamo voluto dedicare questo numero di Pagina  prima ai giovani della nostra città. La molla che ci ha spinto ad una indagine, seppure, non approfondita sulla realtà giovanile negli anni Novanta è stata la curiosità, quella di sapere quale vita conducessero le nuove generazioni dei teen agers. Non è stato nostro intento quello di esprimere giudizi più o meno radicali sulle loro abitudini e sui loro interessi Abbiamo soltanto voluto, come si suol dire, smuovere le acque, allo scopo, magari, di sollecitare un confronto di idee comunque libero da preconcetti.

Cronache dall'Oratorio
 
Giovani...


a cura della Redazione di PAGINA PRIMA

Un'indagine seria sulla realtà giovanile di Tolentino non veniva più compiuta da circa vent'anni e un arco di tempo così ampio poteva riservare grandi sorprese in merito alle occupazioni dei teen-agers, alle loro attività pomeridiane, ai loro interessi. Diciamo subito, comunque, che chi pensasse ad una crisi degli oratori parrocchiali quali centri di aggregazione sociale si sbaglierebbe di grosso. Essi infatti sono aumentati di numero (proporzionalmente alle nuove parrocchie) e continuano ad essere frequentati da un buon numero di adolescenti.
Gli oratori oggetto della nostra indagine sono cinque: quello annesso alla chiesa di S. Catervo, quello di S. Francesco, quello del SS.Crocifisso (Cappuccini), quello della Sacra Famiglia e quello dello Spirito Santo.
La loro apertura pomeridiana è per lo più subordinata alla presenza di adulti che seguono i più giovani e svolgono o coadiuvano nell'attività di catechismo. Da parte di qualche realtà si lamenta lo scarso numero degli educatori che, come si può comprendere, si impegnano tutti gratuitamente e sacrificano molti pomeriggi nel tentativo di migliorare i servizi e di offrire sempre migliori opportunità di evasione e, soprattutto, di crescita all'interno delle realtà parrocchiali.
I giovani frequentanti gli oratori sono per lo più appartenenti alla parrocchia la dove la popolazione è giovane, mentre per gli oratori di S. Catervo e di S. Francesco la comune amicizia, stretta per lo più tra i banchi di scuola, favorisce un afflusso anche dal di fuori.
Le attività svolte all'interno sono le più varie: si segnalano un po' dappertutto i campi-scuola estivi, le attività ludiche (sale di divertimento, campi di calcio), ma anche corsi di fotografia e di chitarra (S.Catervo) un coro parrocchiale (S. Francesco) recital e rappresentazioni di commedie dialettali (Sacra Famiglia).

In due oratori (Spirito Santo e SS.Crocifisso) sono presenti dei gruppi neocatecumenali frequentati anche da giovani; nella Sacra Famiglia il Cinema "Don Bosco", l'unica sala cinematografica in funzione nella città, costituisce un vero e proprio centro di aggregazione culturale, vi si organizzano anche conferenze e spettacoli di arte varia. Quanto detto non deve far pensare che la vita degli oratori si svolga senza problemi.
La necessità di reperire educatori, le spese di manutenzione delle attrezzature si uniscono in qualche caso a problemi di ordine logistico (i parcheggi per S. Francesco).
Di fronte alla nostra domanda se il gruppo oratoriano avrebbe gradito l'intervento dell'Amministrazione comunale a supporto delle iniziative interne, sulle prime si è manifestata per lo più sorpresa e in qualche caso imbarazzo a testimonianza del fatto che la vita degli oratori è autonoma e indipendente. Considerato, però, il fatto incontestabile che essi sono l'unica seria realtà cittadina e l'unica barriera di fronte al dilagare delle sale giochi private o peggio, dei bar frequentati da ragazzi di età sempre inferiore, i responsabili comunali nel campo del sociale potrebbero anche farsi vivi e ascoltare le richieste che possano provenire da questi centri parrocchiali giovanili.
L'acquisto di qualche attrezzatura, l'adesione a qualche iniziativa meritoria potrebbero segnare l'avvio di una proficua collaborazione.

Al di là dei dati che abbiamo voluto riportare e sintetizzare, vorremmo concludere con un'impressione che un po' tutte le realtà parrocchiali ci hanno dato, quella cioè di gruppi affiatati, magari poveri di mezzi, ma senza dubbio ricchi di fantasia e buona volontà; di questi tempi un vero tesoro da custodire e accrescere se possibile, se messo a confronto col vuoto morale e intellettivo che circonda queste 'isole fortunate'. 

  


I GIOVANI E IL 'DISAGIO'

"Avevo vent'anni. Non permetterò a nessuno di dire che è la più bell'età della vita. Ogni cosa rappresenta una minaccia per il giova­ne: l'amore, le idee, la perdita della famiglia, l'ingresso tra i grandi È duro imparare la propria parte nel mondo" (P. Nizan).

 di Sandro Bruni

  Probabilmente uno scritto sui giovani si potrebbe riassumere con questa breve, ma intensa, descrizione sempre attuale. L'amore e la scoperta della sessualità, le idee e il bisogno delle ideologie, la separazione dalla famiglia, il rapporto con gli adulti, trovare una propria identità e posto nel mondo costituiscono gli elementi centrali del percorso di crescita degli adolescenti.
E' chiaro che fare i conti con tutti questi elementi comporta una difficoltà, potremmo dire un 'disagio' strutturale nel processo di crescita individuale e non tanto una variabile.
Quando si parla di adolescenza è bene ricordare che il normale e il patologico sono strettamente connessi in una continua altalena, così come si alternano 'agio' e 'disagio' e solo in alcuni casi il disagio si struttura come una 'devianza'.
I casi estremi (tossicodipendenza, delinquenza giovanile, ecc.) non sono staccati dall'ordinario, ma anzi servono spesso a comprenderlo: permettono di vedere ingrandite caratteristiche che si individuano anche nella media delle persone cosiddette 'normali'.
Non esistono dinamiche separate né immunità garantite; allo stesso modo possiamo dire che non esistono zone immuni: il disagio non è un fenomeno che riguarda solo le grandi città ma riguarda anche i piccoli e medi centri.
Per quanto riguarda l'interesse del mondo degli adulti nei confronti dei giovani esso è caratterizzato dal considerarli soprattutto come target di consumi: forse questo è l'unico statuto che appartiene ai giovani: non vengono nominati come soggetti, ma come consumatori: e per consumare non c'è bisogno di una identità, anzi si possono fornire modelli di consumo, acquistare identità. Il supermarket dello moda diventa il supermarket dell'identità.
Spesso i giovani sono abbandonati a se stessi, ai propri conflitti interiori, si sentono svuotati, senza forza. Tutto viene consumato a forti dosi, in modalità tossicomaniche. Assistiamo ad una sorta di bulimia e di anestesia permanente: dalla droghe alle immagini televisive.
Ci sembra di poter dire che si tratta di una ricerca di 'pieno', di sazietà che denuncia implacabilmente il vuoto interiore, la solitudine, la disperazione, l'estranietà e la paura di non essere.
La società, attraverso il mercato (messaggi pubblicitari, ecc.) si muove in modo 'perverso' attraverso la tendenza a dare ai consumatori ciò che vogliono senza porsi la questione della conseguenza di un tale atteggiamento. Il desiderio sembra essere ridotto al bisogno, bisogno che troppo spesso viene imposto dall'esterno.
La tendenza prevalente è quella di inseguire i bisogni e perseguire il loro soddisfacimento così come sono, senza occuparsi dell'educazione dei bisogni. Immaginario abbreviato, mancanza della percezione del futuro: vivono nel tempo presente, sono gli 'iperconcreti' secondo la definizione di Andreoli (1995). Si nota una tendenza alla omologazione al di là degli aspetti esterni dei gruppi giovanili, c'è una tendenza all'identico, domina il meccanismo della sostituzione: un oggetto prende il posto di un altro oggetto.
Si potrebbe dire che esiste una oscillazione tra immaginario che diventa concreto e una realtà che diventa immaginaria.
Affrontare la questione dei giovani comporta necessariamente sottolineare che l'adolescenza è una sorta di invenzione moderna: esiste uno stretto rapporto tra il riconoscimento sociale di questa fase della vita e le nuove occasioni favorevoli allo sviluppo psicologico create prima dal capitalismo mercantile e poi dalla società industriale.
Nelle società cosiddette 'primitive' va ricordato che l'adolescenza è scandita da alcuni rituali di passaggio i quali svolgono la funzione di precursori di un più solido riconoscimento sociale. La rottura con l'infanzia e l'inizio delle prime esperienze sessuali rappresentano nella società attuale i momenti difficili che troppo spesso vengono vissuti senza l'adeguato sostegno dei cosiddetti riti di iniziazione, di passaggio che potrebbero condurre l'adolescente con maggior sicurezza nel proprio percorso di crescita verso l'età adulta.
E' proprio la mancanza di queste esperienze di passaggio che spesso conduce gli adolescenti verso la fuga nell'immaginario.
Gli adolescenti mancano di una vita propria, di spazi personali, non possono giocare la carta della vera maturità. Non esistono punti di riferimento, non esistono condizioni dove gli adulti possano decretare, come ricorda la Dolto (1988), "a partire da questo momento, tu hai importanza, sei una persona di valore".
Invece troppo spesso i giovani rischiano di essere 'invisibili': alla domanda "Chi sono?" l'adolescente non trova una risposta. Nella ricerca di una propria identità che rimane sempre incerta e mancante alcune esperienze limite (come l'uso di droga) troppo spesso offrono una sorta di sostituto di identità anche se negativa: l'importante è esistere non importa a quale prezzo.
In base alle brevi considerazioni espresse ci sembra poter dire che ' la prenvenzione del disagio ' giovanile richiede interventi solidi, strutturali e non episodici, non si tratta di affrontare una emergenza ma di organizzare un intervento stabile che possa accompagnare il processo di crescita.
Innanzitutto una armonizzazione e un coordinamento effettivo di tutti gli interventi che porti ad una vera e propria 'politica sociale per giovani ' tenendo di alcune necessità:
- rendere visibili i giovani nel senso di renderli protagonisti, non considerarli sempre immaturi (ma, come abbiamo sottolineato. 'maturi' solo per i consumi);
- cogliere le modificazioni, le paure, le speranze, le richieste dei giovani con particolare riferimento anche ai contesti locali;
- favorire esperienze di incontro, momenti dove possa essere sperimentata la ricerca di autonomia e di separazione come transizione, il passaggio, verso la 'società degli adulti',
- informare e orientare (dalla scuola al mondo del lavoro).
Ma soprattutto ci sembra fondamentale la capacità di 'ascolto' nel senso di fornire punti di riferimento non invadenti capaci di essere presenti e disponibili,

   Bibliografia minimale

V. ANDREOLI (1995), Giovani.. Mondadori, Milano.

A. CAVALLI, A. DE LILLO (a cura di) (1995), Giovani anni 90. Il Mulino, Bologna.

F. DOLIO (1988), Adolescenza. Tr. it.: Mondadori, Milano, 1990.

 

 Alcool, droga e devianza tra i giovani

I giovani e l'alcool

In una ricerca condotta in campo nazionale nel periodo 1991-93 (Osservatorio permanente Giovani e Alcool, 1994) su 9 milioni di giovani tra i 15 e i 24 anni è emerso che il 2%, circa 1.660.000 giovani corrono un vero 'rischio alcoolico'.
Sono prevalentemente maschi e concentrati nella fascia di età 21-24 anni, livello di istruzione alto, condizione professionale attiva. La distribuzione geografica evidenzia una leggera prevalenza nella fascia adriatica. Per quanto riguarda gli atteggiamenti: ovviamente più permissivi e favorevoli rispetto all'alcool anche se non appaiono particolarmente distinti dagli atteggiamenti espressi dai consumatori moderati o dagli astemi; appaiono leggermente più infelici, più critici nei rapporti con gli insegnanti e con la famiglia.
Una discriminante tra i giovani in generale e i consumatori eccedenti' di alcool è la maggiore propensione a vivere 'fuori' (fuori da casa, dalla scuola, dal lavoro) come se ci fosse una sorta di relazione tra trasgressione e disagio nei 'luoghi interni di vita'. 

I giovani e la droga
   
In provincia di Macerata il fenomeno ha subito le stesse variazioni che si sono verificate a livello nazionale: da una prima fase in cui l'uso di droga aveva il senso di contrapposizione e alternativa alla società adulta ad una fase in cui il tossicodipendente abbastanza integrato e meno riconoscibile anche nei piccoli centri.
Sinteticamente si può dire che negli anni '60 la droga si poneva come rivolta di élite, negli anni '70 come comportamenti di opposizione alla società e negli anni '90 il tossicomane diventa una sorta di 'categoria sociale'. Si è verificato un duplice mutamento del fenomeno: da un lato il tossicodipendente è spesso socialmente integrato; dall'altro lato si assiste alla diffusione di svariati tipi di droga. soprattutto droghe leggere e droghe stimolanti. I tossicodipendenti contestano meno la famiglia e la società, non manifestano grandi ideali, l'uso di droga non è più sorretto da alcuna ideologia: sono dei consumatori 'obbedienti' della merce-droga.
La popolazione dei tossicodipendenti attiva nella provincia di Macerata è stata stimata, tra le 1.000 e le 1.500 unità.
Il tossicodipendente che si rivolge al ai servizi è prevalentemente di sesso maschile, con una età superiore ai 27 anni; ricordiamo comunque che l'incontro con la droga avviene nella maggioranza dei casi in un'età relativamente precoce compresa tra i 15 e i 18 anni. La dipendenza da sostanze stupefacenti si conferma quindi come patològia che insorge essenzialmente in età giovanile, la cui emergenza in termini di frequenza sembra diminuire con il passare degli anni.
 

Il comportamento deviante


 In riferimento al comportamento deviante si può dire che spesso si manifesta come una specie di alternativa ad altre forme patologiche nel senso che di fronte ad un conflitto profondo e ad una pulsione arcaica, anziché la formazione di un sintomo, il conflitto viene agito nella realtà.
Furti, vandalismo e a volte violenza contro le persone sono le forme attraverso le quali si esprime il comportamento deviante. Va ricordato che in questi ultimi anni la devianza minorile è in costante aumento, anche nella regione Marche. Secondo dati recenti (Censis, 1995) è nel Centro-Nord dove gli adolescenti sono sempre più protagonisti delle cronache nere con furti, rapine, spaccio di droga.
Tale fenomeno è particolarmente accentuato nella provincia ricca del Nord dove sono presenti molte piccole e medie imprese e dove sembrava che la famiglia e la forte coesione sociale potevano 'immunizzare' dal disagio.
Questi dati rappresentano una conferma di quanto si sosteneva all'inizio di questo scritto e in qualche modo rappresentano una tendenza che deve essere considerata anche nel nostro territorio.  


SCUOLA, UN'APOSTROFE EROSA

ovvero  

divagazioni d'un professore
di fine millennio sul logorio delle parole  

di Enzo Calcaterra  

Scuola, studenti, professori... Cosa dire e scrivere che ancora non sia stato detto o scritto su di loro? "Tacere è proibito, parlare impossibile" ha sentenziato Elie Wiese/ a proposito di un evento assai più tremendamente serio come l'Olocausto. Ma se proprio si vorrà leggere qualcosa di istruttivo sull'argomento (tralascio testi più "scientifici" a chi abbia ancora voglia e tempo di affannarsi intorno a queste lepidezze), mi limiterò a consigliare Giovanni Papini ("Chiu­diamo le scuole"), Giovanni Pacchiano ("Di scuola si muore") e Domenico Starnone ("Solo se interrogato"). E' tutto scritto lì, senza fronzoli, giri di parole o inutili indulgenze:condivido in pieno, da modesto professore robustamente provvisto di scetticismo dalla ragione quanto di ostinazione (ottimismo? Non esageriamo!) dalla volontà. Dunque il mio "pezzo" si chiuderebbe qui, se non mi rodesse il sospetto di avere, sia pure involontariamente, toccato il nocciolo del problema: LA PAROLA. Perché la scuola è ormai un'apostrofe (cioè un volgersi verso qualcuno o qualcosa in modo risentito, con tono di rimprovero o di sdegno) erosa (l'erosione consiste in un 'azione fisica disgregatrice, che asporta nel tempo l'essenza di qualcosa e la riduce pian piano in briciole, in pura inesistenza e inconsistenza). In definitiva, una parola senza più identità, perciò virtuale nel senso peggiore ed estremo. Ecco la scoperta! Tutto si riduce a questo punto unico e si spiega con esso. Così comprendiamo perché e come la scuola, chi ci vive e sopravvive con tutto il suo armamentario, siano pressappoco un alieno, un corpo estraneo "sparato" nel nulla infinito, come accade all'astronauta di '2001 Odissea nello spazio" nella lotta mortale con il cervellone HAL 2000. Una distruzione reciproca di codici, un 'incomunicabilità totale giocata all'ultima parola, senza pietà nè rimorsi, nell'indifferenza del cosmo.

Ma letteratura e cinema sono disseminati di avvertimenti, praticamente da sempre. Cer­cate, cercate. Per esempio, leggete (O rileg­getevi) l'agghiacciante cammeo di Pirandello "L 'eresia càtara". Oppure riguardatevi con occhio meno lacrimoso "L'attimo fuggente". Vi accorgerete che il tempo, lo spazio e la parola in cui sono perversamente incastonati in un ménage à trois Scuola-professori-Alunni ruotano tutti su un unico asse: incomunicabilità. Tutto questo perché la dissolvenza delle parole è lo specchio di una irrealtà, scandisce il succedersi del niente, ombre di una caverna che sognano se stesse, illudendosi solo per questo di esistere. Appena qualche esempio, semplificatore ed essenziale. Scuola? Una parola di origine greca il cui significato è quello di "riposo", l'aver tempo per occuparsi di qualcosa con divertimento e piacere. Insomma, solo la cosiddetta "ricreazione" assomiglia, sia pur vagamente, alla "scuola", alla spazializzazione atemporale e sospesa delle origini, se mai vi sono state. professore? Chi dichiara pubblicamente da una cattedra un sapere e se ne assume la responsabilità, innanzitutto di fronte a se stesso! Ma c'è quel fessus (pro- fessus), che oltre a prestarsi a facili ironie, in latino equivarrebbe a stanco, spossato. Eppure non è difficile incontrare la specie diffusa dei mai-stanchi, che invecchiano rimbambendo e mummificando come il ritratto di Dorian Gray. "I nostri alunni", ha ammesso Starnone senza pudori, "restano sempre giovani e se ne vanno ancora giovani. Noi invecchiamo al posto loro". Per buona sorte e inspiegabile generosità di Natura, va aggiunto, sempre più spesso senza la consapevolezza e percezione di un tale sfacelo. E ancora: alunno. Chi è alimentato, allevato, nutrito. L'uomo ha inventato, tra le sue raffinate, crudeltà l'alimentazione forzata: la riserva inesorabilmente a chi non può o non vuole nutrirsi. La lezione? Un comunicare che inizia dalla lettura (lectio) e nasconde tra le pieghe della parola una perla come "lezio", via di mezzo tra delizia e seduzione. Pensate: una lezione che avvince e stordisce come un'attrazione fatale! Si potrebbe andare avanti in questo scavo di parole in decomposizione, ridotte all'ombra di se stesse, a fantasmi non meno assurdi delle cose che rappresentano, ma credo sia ormai tutto chiaro dove vogliamo andare a parare. Esatto: in nessun luogo.

Per una di quelle beffe crudeli che la Storia ci propina abbondantemente, quasi nessuno si è accorto di questo vagolare tra gli scarti di un mondo scomparso da chissà quanto. Non le istituzioni (famiglia, società, Stato, tutt 'altro che hegeliani), nè quanti si lasciano illudere da qualche sussulto post-mortem o incanagliscono su accanimenti terapeutici senza futuro. Ma ancora una volta riprenderemo il viaggio su questo "Titanic", che sembra inaffondabile proprio perché giace da tempo immemorabile in fondo al mare.  
A proposito: cosa suonava l'orchestra quando ce ne siamo andati? Eppure

Così fu il principio.
Il principio della fine
è sempre discreto.