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LA
MEMORIA COME BASE DELLA NOSTRA DEMOCRAZIA:
Cos'è rimasto di quell'incontro? Non certo i patetici ed inconcludenti attacchi sulla carta stampata ad opera di esponenti di quella parte politica che, venuta a sapere, ohibò, della presenza di una "toga rossa" (così, oltreché con termini quali 'criminali' o 'assassini', vengono apostrofati i giudici milanesi da questi sedicenti politici) temeva. (!) per le sue già ineluttabilmente segnate sorti politico-amministrative nel ballottaggio dell'indomani. Neppure le ringhiose e facili polemiche verbali di chi. doctor subtlis, snocciolando dati, statistiche e percentuali, vorrebbe ancora farci credere che al popolo italiano interessi soltanto vivere tranquillo da furti e violenze e non anche sicuro che chi detiene le leve del potere politico ed economico della Nazione le muova non a vantaggio suo e della ristretta cerchia dei suoi accoliti (=club), ma per il bene dello Stato, cioè semplicemente quanto banalmente, di tutti.
Neppure, infine, la significativa assenza, sia a livello locale che nazionale, dei rappresentanti di quella parte politica che tanto aveva fatto sperare nella lotta alla corruzione e alla criminalità agli albori di tangentopoli, ma che poi. tra distinguo, silenzi e prese di posizione falsamente indignate, si è clamorosamente defilata quando ha avuto in mano il pallino del potere, facendo nascere il sospetto che dietro l'amore per la Giustizia e il rispetto della Legge tanto sbandierati, non si celasse altro che una faida politica in grande stile, in cui la Magistratura ha forse svolto, in qualche caso, ma certo fuori da ogni coinvolgimento partitico e del tutto involontariamente il ruolo di braccio armato (avete presente il principio sacrosanto dell'obbligatorietà dell'azione penale???). per poi essere liquidata come radicale, ingombrante, faziosa, politicamente esposta. e assoldata da un oscuro burattinaio allo scopo di decapitare l'intera classe politica della Nazione!
E' rimasta invece la consueta partecipazione popolare, segno, al di là delle facili demagogie e populismi, di un'istintiva, forse ancora superficialmente emozionale, ma sicuramente sincera presa di coscienza civica di una pur piccola comunità che vuole sentirsi parte di uno Stato civile. Sono rimasti, amplificati dalle parole di un magistrato che le ha vissute in presa diretta, gli interrogativi, i dubbi su tante e tanto drammatiche vicende del recente passato repubblicano e democratico della nostra Nazione. E' rimasta, parola dopo parola, frase dopo frase, discorso dopo discorso, una sensazione sgradevole di come certe cose siano andate e di come sarebbero potute andare se la classe politica italiana degli scorsi decenni non fosse stata quello che, purtroppo, è stata: corrotta spesso, talvolta collusa, vile e dimentica sempre
Ma è
rimasta soprattutto una testimonianza viva e sofferta in tutti i sensi (il
giudice era giunto a Tolentino in tardo pomeriggio con un febbrone da cavallo a
stento tenuto a bada dai farmaci e ha sudato le proverbiali sette camicie
parlando per quasi tre ore in un cinema affollatissimo e caldissimo) di un vero
'servitore dello Stato' che ha richiamato tutti indistintamente al senso
profondo della memoria, di quella individuale come di quella collettiva, che
solo se preservata e continuamente esercitata potrà svolgere la sua funzione di
faro della democrazia, rischiarando contemporaneamente il difficile percorso
già fatto e quello in cui incamminarsi spediti, "evitando le buche più
dure".
Sembra che i politici stiano letteralmente impazzendo perché non sono in grado di attribuirci un'appartenenza. Non si capacitano: ritengono che in Italia, come succede a loro, e come succede evidentemente a tanti altri (perché altrimenti si capaciterebbero) non esista nessuno che abbia un'appartenenza. Che possano esistere magistrati indipendenti, neanche a pensarci! Ma, allora, non riescono proprio ad affibbiarci ad alcuno, e questo li disorienta. Non avendo individuato un'appartenenza, non capiscono "per conto di chi abbiamo operato", e non riescono pertanto a capire a chi devono rivolgersi per lamentarsi del nostro lavoro, ovvero per trattare"(…) La nostra indipendenza li disorienta e in qualche modo li blocca.
Nel rivivere, scrivendoli, gli episodi professionali del passato, sono stato
costantemente accompagnato da un rammarico. Sono convinto che le scoperte della
P2 e dei fondi neri dell'IRI siano state entrambe occasioni per ricostruire il
sistema della corruzione con dieci, quindici anni di anticipo rispetto a quanto
è successo. E davvero un peccato che queste occasioni si siano perse (non so e
non voglio sapere se per sfortunate coincidenze o se per colpa o dolo di
qualcuno, mi interessa soltanto il dato di fatto), perché sono convinto che nel
frattempo il sistema si sia particolarmente ramificato, affinato e consolidato.
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