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MOZIONE CONTRO
LA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA.
Gianni Principi

Desidero innanzitutto
ringraziare il Consigliere Luciani per l’annuncio della costituzione del locale
COMITATO A DIFESA dell’ACQUA PUBBLICA e delle proposte refendarie contro la
LEGGE di PRIVATIZZAZIONE, ed al contempo sottolineare il ruolo del CIRCOLO
PETTIROSSO, distrattamente non menzionato, e della collega DOMIZI, tra i
promotori della iniziativa e della MOZIONE che ci troviamo a dibattere. Nel
confermare la mia personale disponibilità auguro a tutti un proficuo lavoro ed
il conseguimento pieno dell’obiettivo.
In Italia il processo di
privatizzazione del servizio idrico è iniziato da metà degli
anni 90. Attraverso diversi provvedimenti legislativi si è andata affermando la
gestione privata. Questo ha comportato diverse conseguenze sui cittadini, in
primis c’è stato un aumento costante negli anni delle tariffe perché, oltre ai
costi di gestione, il soggetto privato deve prevedere all’interno della tariffa,
così come dice la legge, un profitto che noi come cittadini e utenti paghiamo al
gestore.
Quello che ci era stato raccontato, nel momento in cui si era avviato il
processo di privatizzazione, era che lo Stato non poteva fare più fronte ai
costi di gestione del servizio idrico, agli investimenti necessari per
ristrutturare la rete idrica che ormai è vetusta e è definita un colabrodo e che
dovevano intervenire soggetti privati perché solo loro potevano apportare i
capitali necessari.
Quello che si sta registrando, e tutti i dati sono concordi sul fatto
che all’inizio degli anni 90, smentisce in realtà ogni intenzione ed obiettivo;
gli investimenti annui DIMINUISCONO (erano pari a circa 2 miliardi di
euro l’anno, oggi si registrano investimenti pari a circa 700 milioni
di euro l’anno), AUMENTANO LE TARIFFE
per garantire il profitto ai soggetti e ai gestori privati e dall’altra una
diminuzione degli investimenti e anche della qualità del servizio.
C’è un altro fatto fondamentale rispetto al processo di privatizzazione, se io
sono un soggetto privato e devo gestire un servizio, e quindi anche distribuire
una risorsa,
l’obiettivo che mi pongo sarà quello di aumentare la quantità di prodotto che
vendo anno dopo anno, tant’è vero che in Italia i "piani di ambito" che sono i
piani attraverso i quali si gestisce la risorsa idrica, prevedono nei prossimi
anni un aumento dei consumi pari al 18% circa, ossia i gestori
privati prevedono un aumento di quella che è la vendita del proprio prodotto.
Questo credo sia assolutamente da scongiurare, anche perché i
cambiamenti climatici, quello che è il riscaldamento globale ha come
primo effetto e come prima conseguenza, proprio un aumento della scarsità della
risorsa.
Allora bisognerebbe approntare politiche di risparmio idrico, politiche di uso
sostenibile della risorsa, questo, i soggetti privati, anche legittimamente
rispetto a quella che è la propria "mission"
imprenditoriale non lo possono garantire, lo può garantire esclusivamente una
gestione attraverso enti pubblici,
proprio perché il suo primo obiettivo è di garantire un servizio e un diritto a
tutti, anche per le generazioni future,
e di poter usufruire di identico patrimonio naturale.
L'acqua deve tornare
pubblica. Quotare la pioggia in Borsa equivale ad affidare la sopravvivenza
delle persone a degli SPECULATORI (spesso senza scrupoli. Recente, o meglio
ATTUALE, CRISI ECONOMICA ne e' triste esempio).
Cosa può fare il cittadino
per contrastare il processo di privatizzazione dell’acqua in Italia?
I COMUNI e le PROVINCIE, ad esempio possono approvare deliberazioni che
modifichino i propri STATUTI (comunale e Provinciale) tramite l’inserimento del
riconoscimento del diritto umano all’acqua ed il riconoscimento del servizio
idrico come servizio pubblico – locale privo di rilevanza economica. In questo
modo l’ente locale può riappropriarsi della podestà decisionale, di come gestire
il servizio idrico e quindi fuoriuscire dalla legislazione nazionale e questo è
fondamentale proprio per mettere uno stop al processo di privatizzazione in
Italia
Noi riteniamo che il servizio idrico e quindi
l’acqua non sia un bene di rilevanza economica, non sia
un bene che debba sottostare alle leggi del mercato, ma vada garantito come
un diritto di tutti.
L’acqua è fonte di vita. Senza acqua non c’è vita. L’acqua costituisce pertanto
un bene comune dell’umanità, un bene irrinunciabile che appartiene a tutti. Il
diritto all’acqua è un diritto inalienabile : dunque l’acqua non può essere
proprietà di nessuno, bensì bene condiviso equamente da tutti.
Oggi sulla Terra più di un miliardo e trecento milioni di persone non hanno
accesso all’acqua potabile. Si prevede che nel giro di pochi anni tale numero
raggiunga i tre miliardi. Il principale responsabile di tutto ciò è il modello
neoliberista che ha prodotto una enorme disuguaglianza nell’accesso all’acqua,
generando oltretutto una sempre maggior scarsità di quest’ultima, a causa di
modi di produzione distruttivi dell’ecosistema.
E tuttavia, le pressioni ai diversi livelli (internazionale, nazionale e
locale), finalizzate ad affermare la privatizzazione e l’affidamento al
cosiddetto libero mercato della gestione della risorsa idrica, continuano
imperterrite e travalicano trasversalmente le diverse culture politiche ed
amministrative.
Per questo affermiamo
che arrestare i processi di privatizzazione dell’acqua assume, nel XXI secolo,
sempre più le caratteristiche di un problema di civiltà, che chiama in causa
politici e cittadini, che chiede a ciascuno di valutare i propri atti,
assumendosene la responsabilità rispetto alle generazioni viventi e future.
Le istituzioni economiche, finanziarie e politiche che per decenni hanno creato
il degrado delle risorse naturali e l’impoverimento idrico di migliaia di
comunità umane oggi dicono che l’acqua è un bene prezioso e raro e che solo il
suo valore economico può regolare e legittimare la sua distribuzione.
Noi sappiamo che non
è così. Dopo decenni di ubriacatura neoliberista,
gli effetti della messa sul mercato dei servizi pubblici e dell’acqua dimostrano
come solo una proprietà pubblica e un governo pubblico e partecipato dalle
comunità locali possano garantire la tutela della risorsa, il diritto e
l’accesso all’acqua per tutti e la sua conservazione per le generazioni future.
Concludo con un
accordato appello di Padre Zanotelli, ed una considerazione personale
”Maledetti
coloro che hanno votato per la mercificazione dell’acqua.
Noi continueremo a gridare che l’acqua è vita, l’acqua è sacra, l’acqua è
diritto fondamentale umano”.
Ciò che abbiamo sulla terra ci e’ stato
donato. Noi siamo solo fruitori, spesso indegni, ingenerosi, che abbiamo
l’obbligo etico e morale di rispettare e preservare per le future generazioni.
Come possiamo vendere ciò che e’ nostro?
Con quale diritto? Con quale coraggio? |